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Roberto Chinelli, vent’anni di tecnologia e innovazione

  • Scritto lunedì 25 ottobre 2021
  • Tempo stimato di lettura 3 minuti

Roberto Chinelli, Executive Data and AI Solution Area Lead di Avanade, festeggia vent’anni in azienda e ripercorre con noi le trasformazioni del settore e le sfide che lo hanno portato fin qui. 

Raccontaci un po’ di te: qual è il tuo percorso di formazione e quando sei arrivato in Avanade?

Ho una laurea in ingegneria elettronica, nasco “nerd” e resterò “geek”. Nonostante oggi sia un executive in Avanade, fin da ragazzo, ho nutrito una forte passione per la tecnologia dei primi computer. Ho inizialmente seguito il mondo dell’elettronica e dell’hardware e, dopo la laurea in ingegneria elettronica, con una specializzazione nell’automazione informatica, ho cominciato ad appassionarmi al settore del software, lavorando in una società che sviluppava programmi di supporto alla progettazione. L’accesso alla European Service Academy di Microsoft, un progetto internazionale per la selezione di giovani talenti, ha poi segnato per me una svolta consentendomi di verticalizzare la mia formazione e di entrare in Microsoft. Quando è nata Avanade nel 2000, mi sono lanciato con entusiasmo in quella che oggi verrebbe chiamata una startup. Era un momento economico rischioso in cui dominava la prima bolla speculativa delle dot-com. 


Cosa è successo da allora?

In Avanade ho fatto diverse esperienze: nei primi anni di startup, l’azienda era in fase di strutturazione e abbiamo svolto mansioni variegate, passando da funzioni di amministrazione a ruoli di project manager, architetto, e sviluppatore. Ho acquisito competenza sul cliente, capacità di consulenza e conoscenza tecnologica. Da sempre Avanade è stata un’azienda improntata sulla crescita e valorizzazione delle sue persone. Poi, dopo una decina d’anni, Avanade è entrata in una fase “post-startup” in cui l’allora AD Anna Di Silverio ha strutturato maggiormente l’azienda, introducendo nuovi processi più adatti ad una corporate e nuove persone di valore. 

Ci sono tappe chiave che, in questa lunga esperienza in Avanade, hanno segnato in particolare il tuo percorso di crescita professionale e personale?

Sicuramente la promozione a executive è stata una svolta importante che ha coronato il mio percorso di carriera, con il riconoscimento della mia professionalità non solo in Italia, ma anche a livello internazionale. Altri momenti cruciali sono stati quando l’azienda mi ha richiesto un repentino cambiamento per rispondere alle esigenze del mercato. Ho dovuto occuparmi di cose nuove: adesso, ad esempio, ho la responsabilità di gestire l’area dati e intelligenza artificiale, un ambito in cui ho dovuto acquisire conoscenze che non possedevo. 

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Quello che in Avanade è invece rimasto costante nel tempo e che, da sempre, ha influito nella mia relazione con il cliente è la consapevolezza che l’innovazione sia una parte integrante del business. Il nostro obiettivo è quello di integrare l’innovazione come un’attività strutturata e sistematica in azienda che consenta lo sviluppo di idee, tecnologie, progetti e competenze tali da essere trasformate in valore.

A proposito di innovazione, ti va di spiegarci meglio cosa questo concetto significa per te? 

Non c’è una risposta univoca. Oggi ho un’idea d’innovazione a 360 gradi non solo focalizzata sulla tecnologia, ma anche sui modelli di business, sui processi e sulle persone - che ritengo la componente più importante. In Avanade, infatti, innovazione è prima di tutto la capacità d’infondere in un team una visione d’eccellenza, adottando il concetto di Growth Mindset e promuovendo la cultura dell’innovazione. Proprio in quest’ottica, abbiamo creato la School of Innovation, un programma che vede impegnate le persone di Avanade accanto alle aziende che vogliono adottare un modello Open Innovation, in cui le conoscenze e le idee fluiscono in una rete ampia, valicando i confini dell’azienda. L’ultima edizione della School of Innovation è stata entusiasmante, abbiamo coinvolto oltre 100 dipendenti Avanade e diverse aziende esterne in tutta Europa, ideando progetti di innovazione in risposta alle esigenze delle imprese coinvolte. Siamo già a lavoro nel raccogliere le candidature per l’edizione del prossimo anno.


Cosa consiglieresti a chi intende intraprendere il tuo stesso percorso professionale?

Il primo suggerimento è “non avere paura di avere paura”, è importante avere il coraggio di uscire dalla propria zona di comfort e mettersi alla prova su progetti nuovi. Certo, non tutti sono tagliati per navigare a vista e impegnarsi sempre su iniziative sfidanti, ma la capacità di gestire l’incertezza e correre rischi, naturalmente controllati, è un’attitudine importante. Per controllare i rischi però bisogna essere preparati e non mi sforzerò mai abbastanza di spiegare, soprattutto ai nuovi arrivati in azienda, quanto sia importante essere motivati e pronti a imparare rapidamente le cose che non si conoscono o non si sanno fare. Avere questa attitudine, secondo me, è un aspetto fondamentale. Quando hai questa prontezza, hai la capacità di controllare anche progetti complessi, difficili, apparentemente invalicabili, sulla base del fatto che hai già sperimentato altre volte la stessa situazione e sai come reagire per raggiungere determinati obiettivi. 

Un’altra attitudine essenziale è la capacità di ascoltare. Questo lavoro non si fa da soli e l’abilità di orientarsi in momenti difficili è strettamente correlata al team di lavoro che ogni momento è in grado di supportarci. 

Saper attrarre talenti e non temere chi nella squadra è più bravo di te è un’altra caratteristica chiave. Se qualcuno mette in discussione la nostra visione, è importante cogliere questa occasione come un’opportunità di apprendimento e di crescita.

 

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